Road to Paris 2021: episodio 2

Nella prima parte di questo articolo (che se non avete ancora letto potete trovare qui) vi abbiamo raccontato i cambiamenti al regolamento dei mondiali di Kendo, previsti per il 2021 a Parigi. 

Non essendo, ahimè, mai andati ai Mondiali, abbiamo parlato con chi ha più esperienza di noi in questo campo, iniziando da Walter Pomero e Irene Depetris; per la seconda parte, invece, ospitiamo Laura Imperiale e  Donatella Castelli. 

Entrambe non hanno bisogni di presentazioni, ma nel caso passaste da qui per la prima volta…

Donatella Castelli, prima donna europea ad ottenere il 7^ dan, atleta nazionale  (nonchè capitana ufficiosa)  per 14 anni , oggi è membro della Ct per la nazionale italiana kendo, arbitro internazionale, tesoriere della Federazione Europea  ed tra i fondatori e amministratori di World Kendo Network (WKN), la comunità di social network che oggi conta più di 14.000 membri in tutto il mondo. 

 

 

 

 

 

Laura Imperiale: 5^dan, ex capitana della Nazionale Italiana,  assistente della Ct della nazionale italiana di kendo,  direttore tecnico per il settore Kendo della nostra associazione e “dea ex machina” dell’organizzazione Shubukan. Presenza fissa dei nostri allenamenti,lo spogliatoio femminile senza di lei sarebbe perso (e molto più disordinato). 

Cominciamo con Donatella: 

Sappiamo che ti sei sempre battuta per ottenere il giusto riconoscimento del lavoro delle ragazze nelle competizioni internazionali. Che cosa rappresentano per te queste modifiche al regolamento?

La totale equiparazione delle donne agli uomini, in termini di durata dei combattimenti e di distribuzione su due giornate dei campionati individuali e a squadre, è la regola da tempo in Europa. Solo i Mondiali hanno resistito tanto a lungo nella discriminazione. Posso dire di esserci stata fin dal principio – da quando i Mondiali femminili erano sotto l’etichetta di Good Will, alla squadra dimostrativa di Parigi 1994 (12 donne giapponesi contro 12 donne e uomini di diversi paesi europei), alla beffa dei Campionati femminili °semi-ufficiali”, fino ai Campionati Ufficiali a partire da Glasgow 2003, con durate ridotte, per affollare individuali e squadre femminili in un solo giorno. Sembra incredibile pensare che ci sia voluto tanto ad arrivare alla parità – il fatto che i regolamenti per Parigi 2021 siano finalmente “a norma” non significa che si sia solidificata questa conquista – bisognerà continuare a vigilare.

Le modifiche sono una soddisfazione, perché tante donne e tanti uomini si sono battuti in questi anni, cercando di evitare secche diplomatiche con i Giapponesi – se avessi potuto seguire la mia natura, avrei alzato la voce molto tempo fa, ma nell’ambiente del Kendo una voce singola non sempre può farsi ascoltare, bisogna costruire il consenso – e, in questo caso, fare buon uso delle circostanze favorevoli (l’incremento delle donne, l’organizzazione in una organizzazione Europea, la sensibilità cambiata da parte di tutta la comunità, per citarne qualcuna).

 

Il kendo, come tutti sappiamo, è ancora a prevalenza maschile come numeri di praticanti, anche se le ragazze hanno fatto tantissima strada dagli esordi della disciplina in occidente. Pensi che sia finalmente giunto il momento del “riscatto” del kendo femminile? 

Per quanto riguarda i numeri delle partecipanti femminili all’ultimo Campionato Mondiale di Incheon le donne erano appena 30 di meno degli uomini. Le squadre femminili erano di meno – bisogna considerare che i campionati in Asia sottopongono molte federazioni a spese molto ingenti, quindi qualche nazione ha investito sulle singole, più che su squadre non competitive (o non complete!).

Riscatto? Io  non credo che ci sia bisogno di un riscatto. Le donne possono esprimere un kendo eccellente, aumenta il numero delle istruttrici e delle maestre. In Italia abbiamo 2 settimo dan autoctone. La qualità non è un problema, piuttosto lo è la quantità – il fatto che le donne del Kendo diventino più visibili può aiutare ad attirare più ragazze nei dojo. La cultura machista dei miei inizi si è stemperata con il tempo – quindi la fisicità brutale comincia ad essere cosa del passato. Le ragazze sono una risorsa che può aspirare a diventare paritaria anche nel senso dei numeri – ogni dojo ha solo da trarne vantaggio: più soci, più diversità, più stabilità. Possiamo fare il solito discorso: “alle bambine piace vestire di rosa e il Kendo è tutto blu, oppure, le donne sono madri e cuoche e quindi non sono interessate al combattimento”, ma non credo ci sia bisogno di spiegare che sono fesserie. Poche cose sono utili a una donna come il fatto di saper reggere un confronto sia mentale sia fisico con un uomo. Personalmente sono certa che lo Iaido (che maneggia oggetti ben più temibili di una shinai) diventerà presto totalmente paritario – e il Kendo può seguire a ruota, se il messaggio viene veicolato correttamente.

Con le nuove regole come cambieranno le prestazioni delle atlete femminili? 

Ad Incheon, la durata della giornata dei femminili ha raggiunto le 12 ore. Estenuante al limite del crudele, per le partecipanti e per gli arbitri. Certamente, se le donne sono il sesso debole, non lo hanno dimostrato. Tuttavia non è possibile pensare che lo stress di una giornata interminabile, passata ad aspettare, a riscaldarsi, a raffreddarsi, a preoccuparsi o a cercare di non farlo, non abbia inciso sulla prestazione di molte partecipanti. Non parliamo poi del fatto che qualunque shinpan, dopo ore e ore di arbitraggio, perde di lucidità. Perché infliggere alle donne le circostanze peggiori per essere giudicate?

Le prestazioni potranno solamente migliorare – come è ovvio che sia, quando i tempi di recupero (soprattutto mentale) diventano ragionevoli. Per quello che riguarda la durata dei combattimenti, nulla di sorprendente per noi Europee, Forse saranno gli uomini Asiatici e Americani a dover considerare di avere un minuto in meno all’inizio del loro Campionato…

Lasciamo ora la parola a Laura: 
 
Da ex-capitana della nazionale femminile italiana come pensi che cambierà l’approccio delle ragazze ai prossimi mondiali? Credo che questo nuovo regolamento possa favorire un maggiore sviluppo per il kendo femminile o si limiterà a modificarne la parte agonistica?
 
A mio avviso  l’approccio delle ragazze ai prossimi mondiali non cambierà: la nazionale italiana femminile ha sempre lavorato per l’evento mondiale come per l’europeo, puntando ad ottenere i migliori risultati possibili sia in campo individuale sia in squadra.
Sicuramente questa nuova modalità darà la possibilità di gestire meglio le risorse fisiche e mentali che una competizione di questo calibro mette in gioco.
E’ un piccolo ma grande cambiamento al femminile che porterà sicuramente benefici all’interno delle competizioni agonistiche ma questo, a mio parere, non influenzerà un maggiore sviluppo del kendo femminile.
La pratica del kendo (come arte marziale nel pieno complesso del termine) è parte vitale di chi pratica questa disciplina,  la competizione agonistica è una parte di questa bellissima e impegnativa strada che ti da una grande esperienza e arricchimento personale ma quando questa parte agonistica finisce…il proprio kendo continuerà sempre ad esistere!
Lo sviluppo del kendo femminile viene costruito da ognuna di noi praticanti, sia nelle nostre palestre e sia nelle condivisioni di pratica tra noi “kendoka” di tutto il mondo.
 
Che consiglio daresti alle ragazze che si trovano ad affrontare una preparazione atletica e tecnica in vista del prossimo anno? con l’aggiunta di un minuto alle competizioni femminili Pensi che sia necessaria una maggiore preparazione fisica/atletica o che sia più una questione di resistenza mentale?
 
Il mio personale consiglio è di continuare ad allenarsi con dedizione (come in tutti questi anni le ragazze della Nazionale Italiana hanno sempre fatto) con una particolare attenzione all’aspetto mentale, senza tralasciare la parte di atletica e di allenamento del corpo.
Gareggiare su più giorni ha il vantaggio di poter gestire meglio le energie agonistiche ma deve essere supportata da una grande forza mentale e capacità di mantenere la concentrazione su tempi più lunghi. Tenere sempre la testa fissa sull’obbiettivo, sulla capacità di gestire l’incontro sia nella competizione individuale sia, soprattutto, in quella a squadre dove non una ma 5 persone insieme gareggiano e combattono come una persona sola. Riuscire a tenere la mente “collegata” all’obiettivo ultimo…dare il massimo al meglio delle proprie capacità. Uscire dallo shiai-jo con la consapevolezza di aver fatto il massimo!
 
 
Chiudiamo la nostra piccola rassegna dedicata ai Mondiali 2021 adottando le bellissime parole di Laura e dedicandole a tutte le donne là fuori, invitandovi a dare sempre il massimo al meglio delle vostre capacità! 
In bocca al lupo a tutte le ragazze della nazionale che andranno a Parigi il prossimo anno, e 頑張ってください(ganbatte kudasai) a tutte! 

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