Jodo:
breve storia
Le origini dello
Jodo (la disciplina che vede realizzarsi il confronto di un praticante
munito di Jo -bastone medio- ad uno munito di Ken -spada di legno-)
sono confuse in un racconto che unisce realtà e leggenda, questa
è, comunque, una caratteristica non inconsueta nelle discipline
marziali di origine giapponese, quasi come se l'uso del "mito" relativo
alle origini fosse un mezzo semplice di diffusione culturale, filo
conduttore di un percorso storico che potrebbe avere tappe e
accadimenti difficili da ricostruire in un racconto. Qui ci limiteremo
a tratteggiarne i punti salienti.
Premesso questo
andiamo al 16° secolo, certamente uno dei periodi più
intensi della storia giapponese percorso da continue guerre civili e
lotte tra i clan.
In questa era turbolenta nacque Muso Gonnosuke Katsuyoshi. Secondo i
racconti più realistici cominciò ad allenarsi nelle arti
marziali nell'era Keiché (1596-1611), il periodo in cui il clan
Tokugawa rafforzava il suo potere in Giappone. Gonnosuke, inizialmente,
si allenò nel Tenshin Katori Shinto Ryu Kenjutsu, uno degli
stili più importanti per gli spadaccini del tempo, divenendone
esperto maestro. Inoltre Gonnosuke studiò il Kashima Bizen no
Kami. Durante l'era Kanei (1624-1629), Gonnosuke iniziò il musha
shugyo (allenamento austero), mettendosi in viaggio verso la capitale
del Giappone, Edo (ora Tokyo), e provare così la propria
abilità opponendosi ai migliori spadaccini del paese.
Dopo averne
battuto un gran numero, Gonnosuke si trovò a fronteggiare il
miglior esperto di spada, Miyamoto Musashi, il quale lo sconfisse
rapidamente. Alcuni racconti affermano che Musashi abbia riconosciuto
il talento in Gonnosuke e, in virtù di questo gli
risparmiò la vita, oppure che, più probabilmente,
Gonnosuke si arrese quando la sua sconfitta era ormai certa.
Dopo il suo incontro con Musashi, Gonnosuke lasciò Edo e si mise
in viaggio verso il Sud del paese, provando le proprie abilità e
ricercando una soluzione per superare la maestria di Musashi.
Nel suo girovagare, Gonnosuke giunse presso il Monte Homan, una
montagna che aveva da sempre un profondo significato storico e
religioso.
Il sito era
molto frequentato per il culto dai fedeli buddisti e shintoisti ma, per
le caratteristiche del terreno era luogo di incontro e di allenamento
dei Yamabushi (i guerrieri della montagna). Queste qualità del
sito unite tra loro rendevano la montagna il luogo ideale per il
realizzarsi di una esperienza mistica. Gonnosuke meditò per 37
giorni alla fine dei quali ebbe un sogno nel quale la rivelazione che
con un bastone di legno di 4 shaku, 2 sun, 2 bu (all'incirca un poco
più di un metro di lunghezza) avrebbe potuto battere qualunque
spadaccino.
Dopo aver
praticato e perfezionato le tecniche rivelategli in sogno (tecniche che
uniscono il taglio della spada, i movimenti circolari della naginata, i
movimenti di punta dello Yari), sviluppo i metodi di attacco e di
difesa unici del Jo, A questo punto, si dice che Gonnosuke cercò
ancora Musashi per provare l'efficacia della sua nuova arma e che in
questo secondo incontro Gonnosuke inferse a Musashi l'unica sconfitta
che avesse mai patito.
Gonnosuke
chiamò, quindi, la sua arte Shindo Muso-Ryu Jojutsu, traducibile
in "stile del Jo celeste rivelato in sogno" oppure "stile d'arte del Jo
di divina ispirazione", un sistema che crebbe fino a 64 tecniche
specifiche. Sebbene moltissime scuole di scherma in Giappone si siano
evolute con il passare dei secoli, così come molte altre scuole
d'armi dei samurai, il Jo di Gonnosuke rimase l'unico sistema di Jodo
che si sia sviluppato.
Ai nostri giorni
le 64 tecniche del Jojutsu sono state sintetizzate in 12 kihon
fondamentali e in 12 Seitei Katachi (modelli di combattimento standard).
Molte delle posizioni e delle tecniche ricordano quelle usate per la
spada, ma queste avrebbero il vantaggio dalla maggiore lunghezza del
Jo. Un altro vantaggio del Jo è nel fatto che entrambi le
estremità possono essere usate per bloccare e colpire.
L'allenamento
deve essere svolto con molta concentrazione poichè le tecniche
indirizzate al viso sono potenzialmente dolorose e debilitanti, ,
quelle dirette agli addominali potrebbero causare serie ferite. Il Jo
viene usato, inoltre, per bloccare direttamente una lama, anche se,
nella maggior parte dei casi, le tecniche sono portate contro mani,
polsi o braccia dell'avversario.